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ECONOMIA E LESIS

ECONOMIA

 

Modello Briatore:

  1. Chiedersi cosa vuole o desidera una potenziale categoria economica, un potenziale mercato, individuandone il target e la domanda

  2. intercettarne la domanda con opportuni investimenti anche infrastrutturali creando lavoro e sviluppo

  3. meglio ancora se a fornire la domanda sono i ricchi.

Esempi: Billionaire a Dubai, Twiga Beach in Puglia.

 

Questo modello ha il principale difetto di non garantire uno sviluppo sostenibile.

Prima di intercettare qualsiasi domanda investendovi risorse varrebbe la pena chiedersi: è una domanda sostenibile?

Basare l'economia solo sul soddisfacimento dei desideri altrui chiedendosi acriticamente cosa vuole un potenziale mercato è altamente rischioso nei suoi effetti sul piano della sostenibilità.

I desideri che animano il mercato non sono tutti positivi o condivisibili e non tutti conducono al bene comune. Quindi prima di intercettare la domanda insostenibile sarebbe molto più saggio creare la domanda sostenibile, ripensando l'economia e i suoi modelli, coscienti del fatto che la sostenibilità è necessaria alla stessa sopravvivenza umana dove le categorie più economicamente deboli sono le più fragili.

Il modello di sviluppo credo che vada prima precostituito, immaginato, utopizzato che altrimenti lasciato al caso o costruito sui desideri imperanti molto spesso insostenibili che modellano il mercato regolandone domanda ed offerta. E' qui che tutti potremmo trovare idealmente un ruolo, dalla politica ai cittadini, tutti abbiamo una parte di responsabilità.

 

 

LESIS

 

LIBERTÀ

EQUITÀ

SOSTENIBILITÀ

IDENTITÀ

SALUTE

 

Questi secondo me dovrebbero essere i valori guida del mondo.

Riflettevo sull'opportunità di aggiungere la Giustizia dopo l'Equità ma ho ritenuto che potendo la giustizia essere strumentalizzata e differentemente intesa dalle varia culture è sufficiente l'insieme di questi cinque valori a stroncare qualsiasi ingiustizia, violenza o sopruso: la prima libertà è vivere senza paura!

 

L'economia globalizzata non può rubare identità culturali.

I modelli sociali, economici, culturali non vanno imposti ma discussi e condivisi.

All'ISIS non va contrapposta una questione religiosa tra fedeli e infedeli cedendo sul terreno della loro propaganda, bensì insistendo con coerenza su una questione di civiltà che metta al centro il rapporto dell'uomo con l'ambiente e con i suoi simili nei valori prima citati evidenziando l'ISIS come nemica dell'umanità e della civiltà umana nonché della Terra stessa.

Tutte le questioni politiche economiche agenti dietro le quinte nei teatri dei conflitti, dalla vendita delle armi all'energia fossile, vanno poste sul tavolo con la stessa energia e autorebolezza riservata a qualsiasi contenzioso di inciviltà, ingiustizia, violenza o sopruso sul piano dei diritti umani.

Ecco perché pongo con convinzione la questione della mobilità vista come un paradigma della sostenibilità e tassello non trascurabile dell'insieme dei problemi di civiltà, convivenza e sostenibilità che deve affrontare l'umanità.

"Quante strade deve percorrere un uomo per sentirsi chiamato uomo?"!

Le visioni e gli approcci separati vanno superati, il mondo va ricucito con valori universali e condivisi nell'interesse di tutti e sempre nel pieno rispetto delle identità. Solo in questo modo si diventa credibili, autorevoli e coerenti.

La civiltà è il giardino dell'umanità dove c'è posto per tutti a condizione di non calpestarlo o distruggerlo ma di curarlo. Le armi vanno lasciate fuori, chiunque le usi è fuori dalla civiltà.

Ma a volte è necessario usarle in sua difesa davanti ai suoi cancelli contestualmente però, come già detto, all'offerta di un aiuto vero alla soluzione dei problemi di povertà e ingiustizia con piani di sviluppo sostenibile e redistribuzione delle risorse.

Se l'1 % della popolazione mondiale detiene quasi la metà della ricchezza mondiale non si può non convenire, come osservato da altri osservatori, che l'insostenibilità è insieme ecologica, economica e sociale oltre che morale.

La globalizzazione non può essere solo economica ma porta con sé l'evidenza dei suoi effetti ambientali sulla casa comune. Ecco il senso della mia idea di proporre la sostenibilità e gli altri valori LESIS prima citati come tema unificante e di confronto per tutti i popoli e le culture evitando astrattismi e fanatismi, riportando tutti ... con i piedi per Terra!

Resta comunque centrale il problema culturale tra la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e la dichiarazione Islamica dei Diritti Umani.

Ai fini dell'integrazione la legge islamica non può essere posta al di sopra delle leggi nazionali. L'integrazione ha senso solo se vengono rispettate le nostre leggi.

Mi pongo una domanda: quanto sta avvenendo a Raqqa sappiamo che è inaccettabile alla luce della Dichiarazione universale dei diritti umani ma lo è altrettanto in riferimento alla Dichiarazione islamica dei diritti umani?

Aggiungo altre domande:

 

Abbiamo sempre e ovunque il diritto e il dovere di intervenire, anche con la forza, quando questi diritti universali vengono palesemente violati?

 

Le vittime di violenze e diritti negati da chi e da quale delle due Dichiarazioni si sentono rappresentati nella difesa dei loro diritti?

 

Questi diritti sono universali o relativizzati dalla cultura?

 

Come conciliare due mondi in cui la forma Stato, la Costituzione e il diritto sono legittimati uno dalla sovranità popolare e l'altro dal Corano?

 

Se si interviene in nome della Dichiarazione universale dei diritti umani nel campo dove questi non sono riconosciuti si offre specularmente il pretesto e il diritto di intervento, da parte del campo islamico, in situazioni regolate dalle nostre leggi quando vi ravvisa violazioni della Sharia?

 

L'atto di fede o la credenza possono essere autenticamente solo frutto del libero arbitrio, come può allora essere imposto con la spada?

 

Questo il tema centrale in cui il Logos, la Ragione, si separa dall'Islam ma nel contempo è solo questo il terreno culturale sul quale possiamo sperare di confrontarci e di risolvere certi conflitti e certe guerre prescindendo dall'uso della forza.

 

 

 

 

 

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